Il Bitcoin, inizialmente concepito come una valuta decentralizzata e indipendente dalle istituzioni, è oggi detenuto da diversi Stati e governi in tutto il mondo. A febbraio 2026, queste entità pubbliche possiedono collettivamente oltre 500 000 BTC, cioè circa il 2,5 % dell'offerta totale in circolazione. Questi beni provengono principalmente da sequestri giudiziari legati ad attività criminali, ma anche da acquisti strategici o da mining. Alcuni paesi vedono il Bitcoin come un attivo di riserva, altri come uno strumento economico, mentre alcuni lo banniscono pur detenendolo paradossalmente. Questo articolo esplora i principali detentori, le loro quantità approssimative (basate su dati pubblici e stime verificate), le loro posizioni politiche e cosa hanno fatto con questi bitcoin. Nota: Questi numeri evolvono con i mercati e i sequestri; sono indicativi e non esaustivi. Ecco un'anteprima grafica dei maggiori detentori governativi di Bitcoin nel 2026:

1. Gli Stati Uniti: Leader Mondiale con una Riserva Strategica

Gli Stati Uniti sono di gran lunga il più grande detentore governativo di Bitcoin, con circa 328.000 BTC (valore approssimativo: 30 miliardi di dollari a febbraio 2026). Questi averi provengono per la maggior parte da sequestri giudiziari, in particolare legati a casi di frode, dark web e cybercriminalità. Ad esempio, un sequestro record di 127.000 BTC nel 2025 ha portato il totale a questo livello.

Posizione:

Inizialmente prudente e regolamentare (tramite la SEC e il Tesoro), l'amministrazione Trump ha trasformato ciò in una "Riserva Strategica di Bitcoin" nel 2025, vedendo il BTC come un attivo di diversificazione nazionale contro l'inflazione e i rischi geopolitici. Diversi stati americani (come il Texas) hanno seguito, creando le proprie riserve locali.

Cosa ne hanno fatto:

Gli USA detengono la maggior parte come attivo non venduto, sebbene vendite occasionali siano avvenute per finanziare operazioni federali. Nessun utilizzo come valuta, ma un'integrazione graduale nella finanza pubblica (es.: proposte per pagare le tasse in BTC in alcuni stati).

Ecco un grafico dell'evoluzione delle riserve governative americane nel tempo:

2. La Cina: Detentore Nonostante il Divieto

La Cina detiene circa 190.000 BTC (valore: ~20-22 miliardi di dollari). Questi bitcoin sono stati sequestrati durante operazioni contro truffe e attività illegali, come nel caso di PlusToken nel 2019.

Posizione:

Strettamente anti-crypto. Il governo cinese ha bandito il mining, gli scambi e i pagamenti in Bitcoin dal 2021, considerandolo una minaccia per la stabilità finanziaria e lo yuan digitale (e-CNY). Nonostante ciò, conservano questi averi come attivi confiscati.

Cosa ne hanno fatto:

Nessuna vendita pubblica riportata; i bitcoin sono tenuti come riserve statali. Ironia della sorte, la Cina rimane un attore principale nell'hardware di mining, anche se l'attività è delocalizzata.

3. Il Regno Unito: Sequestri Giudiziari Massivi

Il Regno Unito possiede circa 61.000 BTC (valore: ~6-7 miliardi di dollari), provenienti da sequestri legati a casi di riciclaggio e droga.

Posizione:

Regolamentare e neutro. Il governo britannico regola le criptovalute tramite la FCA, incoraggiando l'innovazione mentre combatte gli usi illegali. Nessuna riserva strategica, ma un approccio pragmatico.

Cosa ne hanno fatto:

Vendite all'asta occasionali per finanziare programmi anti-crimine. Ad esempio, nel 2024-2025, dei lotti sono stati venduti pubblicamente.

4. L'Ucraina: Donazioni e Sequestri in Tempo di Guerra

L'Ucraina detiene circa 46.000 BTC (valore: ~5 miliardi di dollari). Una parte proviene da donazioni in criptovalute durante la guerra (dal 2022), l'altra da sequestri.

Posizione:

Pro-crypto. L'Ucraina ha legalizzato le criptovalute nel 2022 per facilitare le donazioni internazionali e rilanciare l'economia. Vedono il BTC come uno strumento di resilienza finanziaria.

Cosa ne hanno fatto:

Utilizzato per finanziare lo sforzo bellico (acquisti di attrezzature tramite crypto), e tenuto come riserva. Nessuna vendita massiva riportata.

5. Il Bhutan: Un Miner Sovrano

Il Bhutan possiede circa 11.000 BTC (valore: ~1 miliardo di dollari), acquisiti principalmente tramite mining con energia idroelettrica rinnovabile.

Posizione:

Proattivo e positivo. Il governo utilizza il BTC per diversificare le proprie riserve e finanziare progetti ambientali, in linea con il loro focus sul benessere nazionale lordo.

Cosa ne hanno fatto:

Mining continuo e holding a lungo termine; nessuna vendita nota.

6. El Salvador: Il Pioniere dell'Adozione

El Salvador detiene circa 7.500 BTC (valore: ~750 milioni di dollari), acquistati strategicamente dal 2021.

Posizione:

Ultra-pro. Primo paese ad adottare il Bitcoin come valuta legale nel 2021, sotto la presidenza di Bukele. Promuovono il BTC per l'inclusione finanziaria e il turismo.

Cosa ne hanno fatto:

Acquisti quotidiani (1 BTC al giorno), utilizzo per progetti nazionali (scuole, ospedali), e holding come riserva. Nonostante le critiche sulla volatilità, persistono.

Ecco una ripartizione globale della proprietà del Bitcoin, inclusi i governi:

Conclusione: Dal scetticismo alla strategia (e un segno incoraggiante per tutti noi)

Nel 2026, i governi detengono più di 500.000 BTC (50+ miliardi di dollari). Anche i più riluttanti accumulano o conservano. E questo è un'ottima notizia: quando gli stati trattano il Bitcoin come un attivo strategico, questo convalida il suo valore e crea un solido pavimento. Per noi, investitori privati, siamo ancora relativamente in anticipo. Il loro interesse rende il gioco più sostenibile.

Approfittane. Prenditi cura dei tuoi $BTC (hardware wallet, seed protetta, multisig). Accumula con calma se ci credi; i vincitori costruiscono mentre gli altri dubitano. Il Bitcoin diventa una realtà geopolitica. Ed è bello da vedere.

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