“GRANDE RICCHEZZA” O GRANDE SPIN? I dazi flessibili mentre le probabilità di taglio dei tassi crollano al 14%
Trump sta definendo i dazi come un motore di “grande ricchezza” — un giro patriottico e incisivo che vende forza, leva e rinascita. I dazi possono produrre vittorie reali: aumentano la leva nelle trattative, proteggono alcune industrie domestiche e creano venti favorevoli a breve termine per i settori che affrontano meno concorrenza all’importazione. Se l’obiettivo è costringere a nuove trattative e accelerare il rimpatrio, i dazi sono lo strumento più rapido — sebbene blunt — disponibile.
Ma non facciamo finta che il conto scompaia solo perché lo slogan è forte. I dazi spesso ricadono sui consumatori e sulle imprese attraverso prezzi più alti, margini più sottili e interruzioni della catena di approvvigionamento — specialmente quando le aziende non possono sostituire rapidamente gli input. Quella incertezza è una tassa di per sé: le pause negli investimenti, i rallentamenti nelle assunzioni e la pianificazione a lungo termine diventano disordinate.
Ora sovrapponiamo il messaggio del mercato: le probabilità di taglio dei tassi della Fed che scendono al 14% sono fondamentalmente un enorme cartello “non così in fretta”. Se l'economia stesse navigando verso un territorio di facile denaro, quelle probabilità non sembrerebbero così fosche. I mercati ti stanno dicendo che il rischio di inflazione e la cautela politica sono ancora molto vivi — il che rende la narrativa dei dazi “senza svantaggi” più simile al marketing che alla matematica.
In conclusione: i dazi possono essere una strategia, ma non sono magia. Creano vincitori (industrie protette, potere contrattuale) e perdenti (consumatori, aziende dipendenti dalle importazioni), e la rivendicazione di “grande ricchezza” vale solo se ignori chi sta pagando silenziosamente per questo.
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