Un nuovo indirizzo di portafoglio deposita circa 4,24 milioni di USDC sulla piattaforma di derivati decentralizzati Hyperliquid, poi apre in un colpo solo una posizione long sul petrolio con leva 10x. La posizione nominale è vicina a 388,9 milioni di dollari, con il prezzo di liquidazione intorno a 71,50 dollari.
Nel frattempo, la delegazione statunitense e quella iraniana in Svizzera mostrano un evidente disaccordo nei colloqui: da parte statunitense si afferma che le trattative sono ancora in corso e che si prevede lavoro fino a tutta la notte; le informazioni dalla parte iraniana, invece, dicono che i colloqui durerebbero solo circa un’ora e mezza, per poi essere sospesi, e che successivamente, a causa delle dichiarazioni minacciose di Trump, l’Iran rifiuta di tornare al tavolo delle trattative.
In altre parole, questa enorme posizione long on-chain indirizza quasi direttamente l’esposizione al rischio allo scontro tra USA e Iran e al premio per il rischio legato al petrolio: se i negoziati falliscono, potrebbe guadagnare i soldi del rialzo emotivo; se invece si arriva a un accordo, dovrà affrontare la pressione di una zona vicina alla linea di liquidazione.
Al momento non sappiamo con precisione quando e da quale indirizzo sia stata aperta la posizione, né possiamo stabilire se si tratti davvero di “denaro intelligente”. Quello che è certo è che i fondi on-chain con leva stanno trasformando l’incertezza geopolitica in una singola operazione estremamente sensibile, amplificandola.
Nel frattempo, la delegazione statunitense e quella iraniana in Svizzera mostrano un evidente disaccordo nei colloqui: da parte statunitense si afferma che le trattative sono ancora in corso e che si prevede lavoro fino a tutta la notte; le informazioni dalla parte iraniana, invece, dicono che i colloqui durerebbero solo circa un’ora e mezza, per poi essere sospesi, e che successivamente, a causa delle dichiarazioni minacciose di Trump, l’Iran rifiuta di tornare al tavolo delle trattative.
In altre parole, questa enorme posizione long on-chain indirizza quasi direttamente l’esposizione al rischio allo scontro tra USA e Iran e al premio per il rischio legato al petrolio: se i negoziati falliscono, potrebbe guadagnare i soldi del rialzo emotivo; se invece si arriva a un accordo, dovrà affrontare la pressione di una zona vicina alla linea di liquidazione.
Al momento non sappiamo con precisione quando e da quale indirizzo sia stata aperta la posizione, né possiamo stabilire se si tratti davvero di “denaro intelligente”. Quello che è certo è che i fondi on-chain con leva stanno trasformando l’incertezza geopolitica in una singola operazione estremamente sensibile, amplificandola.
