BTC è sceso sotto la soglia di $61,000, attualmente quotato a $60,996 (dati di Investing.com), con un ritracciamento di circa il 3.7% rispetto alla chiusura della giornata precedente a $63,361. Ancora più interessante è che, negli ultimi 12 mesi, il calo accumulato ha raggiunto il 42.2%—non si tratta di un flash crash, ma di una continuazione di un trend discendente strutturale.

Le prove a livello macro sono chiare: Economic Times riporta dati che mostrano che la capitalizzazione totale delle criptovalute è diminuita del 2.66% nelle ultime 24 ore, scendendo a $2.41 trilioni, con una correlazione con l'indice Dow Jones che raggiunge l'84%. Il mercato crypto sta seguendo il pricing degli asset rischiosi tradizionali in modo quasi completamente sincronizzato. Venerdì verranno pubblicati i dati sull'occupazione non agricola negli Stati Uniti (fonte: CoinGabbar), e se i dati saranno migliori delle attese, le aspettative di un abbassamento dei tassi da parte della Fed verranno ulteriormente ritardate, mantenendo la logica di pressione sugli asset rischiosi.

Il giudizio di Benjamin Cowen nel rapporto sui rischi macro Q1 2026 sembra ancora valido: BTC ha completato il ciclo 2023–2025, entrando in una fase di "digestione tardiva" simile a quella della metà del 2019, dove un rimbalzo è più probabile che sia tattico, piuttosto che l'inizio di un nuovo ciclo rialzista continuo.

Direzione: non è consigliabile inseguire long prima della pubblicazione dei dati non agricoli. Se BTC scende sotto la soglia psicologica di $60,000 e chiude con una candlestick ribassista giornaliera, il prossimo supporto sarà nell'intervallo $57,000–$58,000. Se il rimbalzo non riesce a risalire sopra $63,000, sarà visto come una riparazione tecnica dopo la liberazione della pressione di vendita e non come un'inversione di trend. Si stanno aspettando due cose: l'ampiezza reale della deviazione dei dati non agricoli e il cambiamento della posizione di BTC a $60K.

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