Le politiche commerciali dell'amministrazione Trump hanno danneggiato la posizione del debito statunitense nel mondo, principalmente con i grandi detentori di treasury come la Cina, che sono stati direttamente colpiti da queste misure. Secondo dati recenti pubblicati dal Tesoro degli Stati Uniti, le partecipazioni cinesi in treasury americani sono scese a un nuovo minimo dal 2009, con il governo cinese che ha ridotto la propria esposizione di quasi $1 miliardo rispetto al numero riportato ad aprile.

Anche se per alcuni analisti questa potrebbe non sembrare una caduta significativa, altri sostengono che segna una nuova direzione nella politica cinese verso l'acquisizione di debito estero americano, in mezzo ai pericoli di ritorsione se le trattative commerciali vanno male.

A marzo, la Cina ha ridotto la sua esposizione al debito statunitense di quasi $19 miliardi, scivolando al terzo posto tra i maggiori detentori di treasury dietro Giappone e Regno Unito, mentre ha venduto $8,2 miliardi della sua riserva di debito americano in aprile.

Nonostante le vendite continuate e le tensioni commerciali in corso tra le due nazioni, la Cina detiene ancora $756,3 miliardi in titoli statunitensi, il che contraddice la teoria secondo cui il governo cinese sta utilizzando questi asset come arma.

Tuttavia, queste mosse di svendita rispecchiano le raccomandazioni degli analisti cinesi riguardo alla diversificazione dell'esposizione da questi asset potenzialmente rischiosi verso materie prime meno problematiche, comprese le valute rifugio come l'oro e altri metalli.

Le misure del governo statunitense hanno spinto i detentori di debito a livello globale a rivedere le loro esposizioni, portando a una sostituzione degli investitori internazionali con acquirenti locali. Mentre i compratori stranieri detenevano il 57% delle emissioni di treasury nel 2008, questa percentuale è scesa al 32%, segnalando potenziali problemi di fiducia nella capacità dell'attuale amministrazione di affrontare la questione del debito in aumento.

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