I mercati finanziari globali rimangono estremamente sensibili a qualsiasi segnale politico o militare, specialmente quando si tratta degli Stati Uniti e dell'Iran. Basta il traffico di notizie sulla possibilità che Washington lanci un grande attacco militare a Teheran per riflettersi immediatamente sulle borse mondiali e sul mercato delle criptovalute.

Bitcoin come un bene rifugio: di solito, Bitcoin è visto come un'alternativa in tempi di crisi, ma in caso di tensioni militari, gli investitori tendono alla liquidità rapida, portando a vendite massicce e al crollo dei prezzi.

Vendita preventiva: qualsiasi segnale di passi militari americani si traduce immediatamente in una pressione di vendita sulle criptovalute, poiché gli investitori preferiscono spostarsi verso il dollaro o l'oro.

Tendenza al ribasso: si prevede che la tendenza negativa rimanga dominante fino alla fine del primo trimestre di questo mese se l'incertezza persiste, anche se l'America decidesse di posticipare o annullare l'attacco.

I mercati americani: di solito subiscono forti fluttuazioni prima di qualsiasi azione militare, con un calo delle azioni tecnologiche e un aumento delle azioni energetiche e della difesa.

I mercati emergenti: sono maggiormente influenzati a causa dell'uscita di capitali in cerca di sicurezza.

Petrolio e oro: qualsiasi tensione nel Golfo fa aumentare i prezzi del petrolio e dell'oro, aumentando la pressione sulle criptovalute.

Il messaggio principale è che le criptovalute non sono isolate dagli eventi geopolitici, ma sono influenzate in modo diretto e rapido. In un contesto di discussione sulla possibilità di una guerra americana contro l'Iran, Bitcoin e altre criptovalute affrontano una vendita preventiva che potrebbe continuare fino alla fine di questo mese, a meno che la decisione americana non venga presa in modo chiaro.

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