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Il vecchio custode del faro, un uomo segnato dal sale di cento tempeste, canticchiava una melodia senza tono mentre un'albatros solitario si librava contro il cielo crepuscolare livido. Sotto, l'oceano si agitava, un arazzo inquieto di smeraldo e zaffiro, occasionalmente punteggiato dal veloce argento di un pesce saltante. Un diario dimenticato, la cui copertina di pelle era crepata e sbiadita, giaceva aperto su un tavolo di legno traballante, la sua ultima voce descriveva un sogno di una città costruita interamente di vetro e sussurri. Il profumo di terra umida e gelsomino in fiore si diffondeva attraverso la finestra aperta, trasportato da una brezza che aveva percorso vasti continenti inesplorati. Improvvisamente, un singolo, netto rombo di tuono echeggiò in lontananza, un preludio alla tempesta imminente, e il fascio di luce del faro si spostava attraverso le onde tumultuose come un dito guida, un faro nell'immensa ed imprevedibile distesa del mondo.